Storia della lingua

Il latino era una lingua Indoeuropea parlata in Lazio.
Si pensa che facesse parte di una cultura linguistica un tempo diffusa su un'area più grande e successivamente rimpicciolitasi a causa delle migrazioni di altre genti indoeuropee che portarono nella penisola italiana le cosiddette "Lingue Italiche".
Nel I secolo a.C. la cittadinanza romana fu concessa alle altre genti italiche e ciò porto la Repubblica ad ovvi cambiamenti sociali; fu allora che a Roma per la prima volta sorse la preoccupazione per la purezza della lingua.
L'espansione dell'impero romano poi diffuse il latino in tutta Europa e nel Bacino Mediterraneo. Successivamente, dopo la caduta dell'impero, il latino volgare cominciò a dialettizarsi a seconda della zona di chi lo parlava. Gradualmente si evolvette in varie lingue romanze distinte tra loro quali l'italiano, il francese, lo spagnolo, il catalano, il portoghese e il romeno; nel tempo le differenze tra queste lingue crebbero a dismisura.
Di queste lingue romanze, l'italiano è considerato il più puro discendente del latino in termini di vocabolario, tuttavia il romeno preserva intatto il sistema di declinaizioni.

Il latino sopravvisse per tutto il medioevo come lingua franca tra la gente dotta, specialmente negli ambienti accademici e clericali, tuttavia al tempo della cristianizzazione dell'Europa, il latino era più la lingua della Chiesa e degli accademici che non la lingua della gente comune e certamente non era più la lingua parlata da Cesare, Virgilio, Ovidio o Tacito.

Benché oramai sia considerata una lingua morta, con pochi che la parlano fluentemente e nessun madrelingua, il latino ha avuto, come abbiamo detto sopra, un'influenza determinante su moltre altre lingue tutt'oggi parlate, incluso l'inglese. Infatti l'inglese è una lingua germanica per quanto ne concerne la grammatica, romanza in termini vocabolario e il 60% (ma alcunui sostengono l'80%) dei vocaboli hanno radici latine. In epoca medievale ciò avveniva soprattutto grazie all'utilizzo che se ne faceva in ambito ecclesiastico.


Pronuncia

Come si può immaginare, in quasi tremila anni la lingua si è evoluta ed inevitabilmente lo ha fatto anche la pronuncia...
In questa sede non ne esploreremo l'intera evoluzione, ci concentreremo piuttosto sul periodo che rievochiamo.
E' interessante sapere che l'alfabeto latino deriva da quello etrusco che deriva dal greco che a sua volta deriva probabilmente dal fenicio.
Queste erano le lettere dell'alfabeto latino:

A B C D E F (G) H I L M N O P Q R S T V X (Y) (Z)

Le lettere "Y" e "Z" furono introdotte solo alla fine dell'età repubblicana (a metà del I secolo a.C.) per rendere dei fonemi greci che non esistevano in latino. Talvolta anche la lettera "K" veniva utilizzata ma quasi sempre si preferiva usare la "C".
La "G" fu introdotta alla fine del III secolo a.C. modificando la lettera "C".
Le conseguenze di ciò si trascinarono nel tempo e questa è la ragione per cui Gaius Iiulius Caesar si scrive anche Caius Iiulius Caesar, allo stesso modo Gaius Marius a volte è chiamato Caius Marius (giusto per fare i due esempi più famosi).
In ogni caso, questo tipo di ortografia è piuttosto recente, infatti, come si può vedere dalla lista di lettere qui sopra, la "U" semplicemente non è mai esistita fino al medioevo, inoltre le lettere erano tutte maiuscole dal momento che il minuscolo è un'altra innovazione alto medioevale. (Ed ecco spiegato il perché della dicitura REPVBBLICA ITALIANA sullo stemma nazionale).
Una volta chiarito questo, vien da sè che quando Cesare doveva scrivere il proprio nome scriveva "GAIVS IVLIVS CAESAR" perciò la LEGIO OCTAVA AVGVSTA era devota a "AVGVSTVS" piuttosto che "Augustus", da cui l'abbreviazione "AVG".

La semplicità di imparare la pronuncia classica del latino, sta nel fatto che, contrariamente ad altre lingue come l'inglese, ogni lettera ha sempre lo stesso suono a prescindere che si trovi all'inizio, in mezzo o alla fine della parola (la lettera "H" è l'unica eccezione), perciò una doppia significa che il suono va prolungato ma non modificato.
Diamo ora uno sguardo su come pronunciare le singole lettere:

A, B, D, E, F, I, L, M, N, O, P, Q, R, S, T
Esattamente come in italiano.
C
ha sempre suono duro come in Catanzaro e mai come in Cesena anche quando seguita da "I"
G
ha sempre suono gutturale come in Gorizia e mai come in Genova, anche quando seguita da "I" o "N": MAGNVS si legge quindi mag nus. Il suono "gn" come in gnomo non esisteva
H
vuole che si aspiri la vocale immediatamente successiva; se posta dopo la "P" si pronuncia "F".
T
si pronuncia sempre come in italiano anche quando seguita da "I", quindi GRATIA si legge esattamente gratia e non grazia
V
si pronuncia sempre "U". IN VINO VERITAS si legge quindi In uino ueritas
X
si pronuncia sempre come la combinazione CS